IL RESTAURO DELLA GHISA
Restaurare significa “rimettere in vita” un oggetto e non soltanto riportarlo al suo stato primitivo. Solitamente a beneficiare di questo tipo di intervento sono le grandi opere d’arte che, pur nella loro unicità, condividono un valore in comune: il valore inconsumabile del tempo.
Ma restaurare è anche portare alla luce problematiche che riguardano il bene pubblico e il patrimonio collettivo che nel nostro caso è rappresentato dall’arredo urbano in ghisa. In questi ultimi anni la crescita di sensibilità da parte di numerosi amministratori ha consentito di recuperare elementi che sembravano destinati ad andare irrimediabilmente perduti: il restauro di lampioni e arredi è divenuto così sinonimo di un impegno culturale a difesa dell’identità che caratterizza il volto delle città e che rende ciascuna di loro unica al mondo.
La questione del restauro dei manufatti in ghisa è rimasta a lungo senza risposta, a causa della specificità delle conoscenze e delle competenze–storiche e tecniche – necessarie ad affrontarla adeguatamente. Oggi la Fondazione Neri – Museo Italiano della Ghisa, per lo studio delle fonti originali (cataloghi, libri, fotografie), dei manufatti raccolti e delle tecniche di conservazione, è in grado di offrire consulenza scientifica all’operato della Neri spa, azienda che si è altamente specializzata in questo settore maturando un’esperienza unica non solo in Italia.
Una parte di questi interventi, riguardanti centri prestigiosi come Dublino, Milano, Venezia, Bologna, Torino, ma anche tanti altri, è già confluita su quei numeri di Arredo&Città dedicati proprio al tema del restauro (n.1 1995; n.1 1999; n.2, 2000).
L’indice che segue, e che andrà ad arricchirsi nel tempo, intende invece presentare ai lettori alcuni degli interventi più recenti per i quali l’apporto del Museo, incentrato prevalentemente sullo studio delle antiche fonti d’archivio, è risultato decisivo ai fini di un restauro scientifico e filologico.
