L'arredo urbano
Termine con il quale definiamo il vasto e complesso patrimonio di manufatti in ghisa conservati dal Museo. Comprende sia gli elementi per l'illuminazione di strade e piazze sia una serie di altre tipologie di oggetti che, nel loro essere funzionali, contribuiscono ad abbellire gli spazi pubblici armonizzandosi perfettamente con le architetture.
Ciò che oggi chiamiamo arredo urbano fu definito per la prima volta dal Barone Haussmann (urbanista, prefetto a Parigi dal 1853 al 1870) come “l’insieme di oggetti o accessori, pubblici o privati che, installati nello spazio pubblico, svolgono un servizio funzionale alla collettività”. Sicurezza, igiene, confort, divertimento, sono le esigenze della nascente borghesia cui la città moderna deve necessariamente rispondere e il cui assetto, radicalmente mutato in quegli anni, rende possibile l’introduzione di nuovi elementi creati allo scopo.
L'arredo urbano denota ancora oggi una forte radice culturale borghese: anche se in continua mutazione, è proprio alla concezione borghese di città che deve non solo la sua esistenza, ma anche il suo status. Il gusto di un decoro rassicurante, di una organizzazione condivisa del vivere comune, il rispetto degli spazi collettivi e di quelli riservati, una concezione “teatrale” delle strade e delle piazze, hanno conferito all'arredo urbano un carattere universale.
Il termine arredo allude inoltre ad una sorta di trasversalità che collega dimensione pubblica e vita
privata con significati e sfumature di cui oggi probabilmente non facciamo più esperienza. La balaustra che delimita lo spazio privato del balcone o della scalinata, come il battente, la rosta o lo scansaruote nel momento in cui esprimono il gusto del padrone di casa fungono anche da decoro per l'ambiente cittadino.
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